Visualizzazione post con etichetta 5 è il Numero Perfetto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 5 è il Numero Perfetto. Mostra tutti i post

Partiture e Seduzione


5 è il numero perfetto. Di cui è autore Igort. Un libro di cui si potrebbe parlare molto.

In effetti se ne è parlato molto. E continua ad essere così. Se ne parla ancora, anzi, forse sempre di più. Si, perché in questi anni “5” è diventato una delle opere di riferimento per ciò che riguarda il concetto di Graphic Novel in Italia, così come la casa editrice che l’ha pubblicata per la prima volta in volume, la Coconino Press.
In precedenza, invece, era stata pubblicata “ad episodi” da Phoenix, mirabolante casa editrice capitanata da Daniele Brolli (oggi titolare di Comma22, progetto molto interessante, volto in gran parte alla razionalizzazione editoriale di opere ed autori storici italiani e non dai famosi anni 70/80 in avanti).

L’espressione, Graphic Novel, ideata da Will Eisner, è arrivata in Italia dapprima nella traduzione “romanzo a fumetti”.

In questo ambito la defunta Punto Zero ha pubblicato tanti esempi, tra cui la maggior parte delle opere di Eisner e quelle di Scott Morse (eclettico e personale autore nonché Art Director di Nikelodeon, la casa di produzione di Spongebob e Mucca e Pollo) e Kappa Edizioni ha reso pubblici esempi variegati intorno al circuito “mondo naif”, che ha asfaltato la strada per un nuovo gruppo di autori italiani, tra cui Vanna Vinci e Davide Toffolo, e per quel tipo di fumetto di carattere “mondano” che prima di Kappa praticamente non esisteva nel nostro paese.
Nel tempo la dicitura Romanzo a Fumetti ha lasciato il passo all’ormai nota espressione Romanzo Grafico, in gran parte proprio per l’attività di Coconino, che pubblica prevalentemente questo tipo di fumetto. Anche per questo motivo “5” è ormai uno degli esempi più conosciuti in questo ambito.

A mio avviso è un libro memorabile. Quando l’ho letto la prima volta ho capito alcune cose che non mi erano ancora chiare. Quel libro, assieme ad altre cosette, mi ha portato a capire le fondamenta dell’attrazione che “il fumetto” esercitava su di me.

A dirla tutta, 5 è una delle cose che mi ha proprio permesso di capire perché mi consideravo "fumettista" pur senza aver mai realizzato fumetti, a parte alcune cose che, al di là della qualità finale, non amo considerare fumetto.

Le altre cose del periodo erano, tra le varie, il primo saggio di Scott McCloud, Picasso, l’immortale Giorgio Gaber e Marcel Duchamp (riferimento tuttora fondamentale per la mia persona).

La cosa che mi ha sedotto alla prima lettura è ciò che viene chiamato “montaggio del fumetto”, che io preferisco definire attraverso la fenomenologia delle “partiture visive”, di cui ho parlato in Lectura Fumetto.

Partiture costruite attraverso strutture diversificate di vignette, che determinano il “ritmo visivo” dell’opera. È la griglia stessa delle vignette, quindi, che viene “porzionata” in partiture di vignette più o meno grandi, con maggiore o minore spazio tra una vignetta e l’altra.


In alcuni punti del racconto si sviluppano piccole, intime, partiture a base quadrata, che galleggiano, nel bianco sgombro delle tavole, in cui si vedono particolari, immagini tagliate, “pezzi” di cose, cerchi nell’acqua, inquadrati in un solo momento del loro esistere.

Questo non ha a che fare con i disegni dell’autore o con la storia stessa. Quelle piccole vignette sono come delle opzioni aggiuntive, come se i protagonisti, spargendo il proprio sguardo, notassero cose che non pervengono alla narrazione principale ma che esistono come particolari perduti che non si possono incastrare.

Cose casuali inquadrate per caso che raccontano particolari non necessari.


La mia impressione è sempre stata questa.

Come se intorno a quelle piccole vignette, nello spazio bianco, ce ne fossero altre che non hanno avuto la fortuna di essere state disegnate. Perché nessuno si è accorto della loro presenza, nessun occhio, per caso, le ha viste, così l’autore non le ha disegnate.

Ma nella mia testa si è aperta la possibilità di altri scorci e altri particolari non svelati e il mio immaginario li ha composti, per completare un puzzle di vignette propositivo, più che narrativo.

Questa è stata la mia lettura.

Il mio corpo ha completato la visione e il libro, 5, è diventato una esperienza, mia. Personale.


Quando un libro, lontano dal suo autore, riesce a causare questo ad una persona, credo possa essere definito una grande opera.