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ChiCChe già Scartate.. da mangiare.

Dave McKean è autore pluripremiato, come disegnatore, illustratore, regista e fumettista (sicuramente anche per altre cose che non so), di questo The Week Before che, a mio avviso, rimane uno dei picchi più alti del suo "cinema" che tendenzialmente risente delle sue grandi capacità immaginifiche e rischia sempre di rimanere in bilico tra il "troppo virtuoso" e il "poco credibile", in termini di effetti raggiunti.

A mio avviso, ovviamente.

Comunque questo è figo, e non si vede neanche troppotroppo male!



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Questo è il trailer di Little Nemo in Slumberland, realizzato da una casa di produzione inglese chiamata Hemdale Film Corporation.

Alla sceneggiatura e al plot hanno collaborato, tra gli altri, anche Ray Bradbury e Jean "Moebius" Jiraud!

Le atmosfere sono abbastanza fedeli a quelle del fumetto e i personaggi sono ripresi con cura, anche se lo stile di disegno non è lo stesso di Winsor McCay.. Le animazioni sono ottime e il tripudio di colori, forme ed elementi variegati in movimento sembrano far proseguire in altra forma certa energia che vive nel fumetto. Effettivamente da vedere, per chi ama Little Nemo.

Anche per paragonarlo ai lavori cinematografici del buon Winsor, che rimangono (anche anagraficamente) molto più artigianali di questo pellicola..



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Ok, qui sotto vedrete Alan Moore. Attenzione.

E' una visione bizzarra, mettete a letto gli esteti.



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E qui trovate La Coda, di Gianluigi Toccafondo...

Un minuto e 51 di occhi contenti.

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Un po' in ritardo mi accorgo di una succosa video-chicca, realizzata come trailer di un libro di Fabian Negrin, edito da Orecchio Acerbo, dal titolo "Una rapina da 4 soldi".

Distribuito da qualche mese, ormai, è un libro veramente speciale, ennesima tappa del percorso di un autore contemporaneo che ha lasciato e lascerà sempre più il segno nell'editoria italiana. Inoltre in collaborazione con una delle case editrici più interessanti degli ultimi anni editoriali del nostro paese, soprattutto in termini di libri illustrati, collane, formati editoriali e proposte visive ardite, sperimentali, innovative. Forti e sensate.

Si muove roba buona, in mezzo alle ovvietà d'Italia..

Chi controlla i Controllori?


Visto che ormai è fuori, stampato e distribuito, non vedo perché non pubblicarlo anche qui.. In qualche modo è un analisi di un'opera, e Che Opera.

Questo qua sotto è l'articolo su Watchmen che ho scritto per Fumo di China n.152-153 e che mi è stato chiesto da Andrea Antonazzo. L'articolo è parte del dossier a cui hanno contribuito Alessandro di Nocera, Marco Turini e Diego Cajelli, tutti ad occuparsi in qualche modo dell'ultimo capitolo del libro.



UN'OPERA SENZA FINE


Watchmen si è concluso senza finale.

Il libro, o la serie, quella volta si è certamente conclusa, definitivamente.

Non è più stata toccata. Non sono uscite altre pagine. Non sono apparsi altri dialoghi. Nessun altro disegno ha portato avanti lo svolgersi di Watchmen.

Si può dire che l’opera sia oggettivamente conclusa. Eppure non c’è stato nessun finale.

Non abbiamo mai letto né mai leggeremo la “fine” della storia, non perché Alan Moore non sappia confezionare una storia che inizi, si svolga e si concluda ma perché quel libro è una supposizione, un ragionamento, uno svolgimento parallelo di un brano di storia umana. Fino all’ultima pagina si legge una storia e si conoscono “personaggi”, ci si immedesima e ci si affeziona, si comprendono meccanismi e si prendono posizioni. Proprio fino all’ultima pagina, dove ci si aspetta di trovare la fine e si incontra solo una porta aperta, verso l’inizio e verso l’esterno.

D’altra parte non si potrebbe parlare per venti anni di qualcosa che è veramente già terminato.

Si è osservato molto il particolare utilizzo “narrativo” della confezione del libro e del fatto che ogni copertina costituisce una parte fondante del capitolo che rap-presenta; si è compresa l’importanza della copertina dell’intero volume, così astratta rispetto a ciò che si trova tra le pagine interne ma anche rispetto a ciò che si trova nelle copertine delle opere contemporanee a Watchmen.

Quel giallo così fermo e quello schizzo rosso immobilizzato nel movimento come se se ne fosse congelato il tempo ricorda ogni volta tutto il contenuto del libro, poiché quel particolare è rima visiva di tutta la vicenda, in cui capeggia come marchio tipografico lo “smile” che decora tante spille di tutto il mondo, tanti quaderni pieni di schizzi abbozzati senza attenzione, tanti graffiti e molte altre cose in ordine sparso.


Quel particolare è anche l’inizio del libro, che si avvia a partire da uno zoom all’indietro, dallo schizzo rosso all’intera spilla, al sangue, al marciapiede, ai palazzi, alla città, alla storia. Da lì partiamo come lettori, allontanandoci da quel giallo fermo e immergendoci in un tumulto di imput in perpetuo movimento.

Nell’ultima tavola uno zoom contrario a quello iniziale ci porta dalla maglia di un ragazzo inconsapevolmente fondamentale, allo smile con lo schizzo rosso stampato sulla sua maglia fino al particolare istoriato nella copertina. Si torna indietro.

Ma non per ripercorrere la vicenda a ritroso, non per ricongiungersi con l’inizio. Non per chiudere il cerchio che era stato aperto bensì per tornare fuori, nella vita “reale” con una esperienza in più, incastonata per sempre all’interno di quel cerchietto giallo che rappresenta la faccia umana nella sua versione più essenziale.

Alan Moore e Dave Gibbons hanno preso un simbolo, hanno allentato le viti, tolto il coperchio, inserito qualche contenuto nuovo per poi richiuderlo con cura e rimetterlo dove era stato trovato.

Hanno solo aggiunto qualche significato ad un significante quasi insignificante.

Sono stati molto discreti, dopo tutto.

Avrebbero potuto usare quel simbolo in molti modi, cambiarlo a scopo narrativo, spezzarlo o farlo calpestare. Avrebbero potuto scriverci sopra qualcosa o aggiungere particolari, disturbando senza motivo.

Avrebbero potuto rovinare quell’immagine così universale. Invece hanno semplicemente deciso di sporcarla con una goccia rossa lasciandoci la possibilità di lavarla e farla tornare come la conoscevamo noi. Ma proprio noi siamo cambiati.

È deviato il nostro sguardo. Sappiamo cose diverse, abbiamo goduto di immagini ricchissime e intrecci raffinati, siamo stati intrattenuti con l’inganno, pensando solo di leggere un libro, non di cambiare una concezione.

Abbiamo usato quel volume, lo abbiamo esaurito, ma l’esperienza non è ancora finita, ne stiamo ancora parlando. Ci pensiamo, lo riprendiamo in mano, lo rileggiamo pensando di poterlo “finire” ma ormai siamo emancipati da quell’oggetto.

-Ho fatto la cosa giusta, vero?

Alla fine tutto ha funzionato.

-Alla fine?

Adrian, nulla finisce. Nulla ha mai fine.

Il Dottor Manhattan è l’unica creatura capace di dire questa cosa, poiché ormai estraneo ai limiti che l’uomo porta con sé, pur senza essere diventato un dio. Sarebbe stato quasi logico pensare che quell’uomo blu senza cuore potesse essere l’elemento morale del libro con la virtù dell’imparzialità, con la facoltà di giudicare, oltre che di osservare “dall’esterno”, che potesse essere quell’elemento atto a dare ordine a storie e relazioni eppure il Dottor Manhattan, uscendo dal “circuito” umano ha superato non solo i limiti fisici ma anche quelli sociali, morali e spirituali.

La sola possibilità è scegliere uno dei posti disponibili all’interno dei processi umani senza pensare di uscirne se non perdendo dogmaticamente la possibilità di farne parte.

Dopo la prima lettura diventiamo spettatori dell’esperienza già fatta e se rileggiamo facciamo ancora i conti con noi stessi, per questo lo teniamo nella nostra libreria, perché fa parte di noi, come libro e come simbolo.

Non si creda che questi primi venti anni di studi abbiano risolto il problema. Magari se ne riparla fra 30 anni. Forse saremo vicini alla fine, ma non credo.


Perché la fine non è alla fine.




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Questa qua sopra, invece, è la copertina di Watchmen - 20 anni dopo, il volume di studi, a cura di SmokyMan, uscito in occasione del ventennale. Lavieri Editore. Non è male, tra testi scritti e apporti grafici può essere molto interessante, se interessa l'opera scritta da Alan Moore.
Il dipinto in copertina è di Gabriele Dell'Otto, e prende le mosse da un disegno di Dave Gibbons, il disegnatore di Watchmen.

A Presto!