
Nel lontano 2005 ho acquistato una cassettiera, all’Ikea.
Avete presente la facilità con cui si montano gli acquisti IKEA? Ovviamente, chiunque non abbia nessun tipo di dimestichezza con i meccanismi dell’oggettistica e dell’arredamento può riuscire a montare a casa propria la roba acquistata con facilità impensabile.
Questo grazie anche alle istruzioni. Ai “libretti”, cosiddetti, che spesso sono quasi degli “albi”. È il caso della mia cassettiera, che, oltre ad essermi stata ed essermi tutt’ora di grande aiuto, ha rimarcato per l’ennesima volta la mia condizione patologica di appassionato dei linguaggi visivi.
Quell’anno (e gli amici lo sanno perché hanno goduto per primi del privilegio di sfottermi) ho letto, come al solito, parecchi fumetti, ma quello che mi ha dato più soddisfazione, come lettore, è stato l’“albo” di istruzioni per montare la cassettiera.
Questo fatto, che può sembrare strano, è il frutto estremo della mia tendenza anti-narrativa.
Lo devo dire: io non amo le storie. Non parlo qui solo di fumetto, parlo di cinema, di teatro, di letteratura e parlo di vita mondana.
Non mi interessa essere “intrattenuto” da delle storie. Mi rompono le palle i vari momenti del tessuto drammaturgico medio di ogni opera contemporanea (con le dovute eccezioni):
-l’intro
-lo svolgimento
-i momenti monografici sui vari sentimenti da trattare
-le cadute delle certezze
-le riprese (refrain)
-le sicurezze acquisite
-la crescita dei personaggi (siano essi commissari, operai, supereroi o casalinghe)
-i finali
-le conclusioni
-e la rielaborazione spontanea che parte al termine di ogni fruizione.
Amo le cose che mi fanno giocare con loro.
Amo le chiacchiere, i discorsi, le analisi, le battute, le strutture, i ritmi, ma non amo le trame. Quando apro un libro vorrei poter decidere di leggere il capitolo che cazzo voglio e non per forza il primo solo perché sennò gli altri non li capisco. Non vorrei esser legato emotivamente ai moti di uno svolgimento narrativo.
Mi piace la roba più agile, che assomigli più ad un campo da gioco per la testa, ovviamente.
I sentimenti amo viverli senza libri tra le mani.
In questo senso amo Seth, Igort, Alan Moore, Giorgio Gaber, Hirohiko Araki (il fumettista), Shingo Araki (il character designer), Picasso, Aldo Palazzeschi, Tadao Ando, CapaRezza, Gianni Bortolotti, Marco Paolini, le SuperChicche, Scott McColud, Armando Testa, Carl Otto Czeschka, Paolo Bacilieri, Alessandro Bergonzoni, i Mercanti di Liquore, Lars Von Trier, Fat Boy Slim, Marcel Duchamp, Jean Dubuffet e un botto di altre cose che mi permettono una fruizione “attiva” quando non funzionale.

Per questo ho amato l’”albo” per la cassettiera, di cui pubblico qualche assaggio, in attesa di un post che ne analizzi alcuni passaggi come linguaggio, legati all’immagine e al fumetto, a mio avviso affascinanti, in termini sia di fumetto muto sia di capacità comunicativa internazionale.
Per non intasare la colonna-post, quindi, rimando l’analisi a tra non molto..