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Altre chiacchiere su questa cosetta..

....Quindi ancora un paio di esempi, per cercare di spiegare come mai per me sia così interessante questa roba.

Al di là del fatto che.. oh! a me piace molto anche graficamente. Sfogliare queste pagine cosi pulite e chiare è come leggere della ligne claire applicata ad un disegno tecnico, che poi è quello che sempre accade in ogni progetto architettonico o di bricolage o di manualistica in genere (anche nelle pagine per la composizione degli origami)..

Al di là di questo, dicevo, credo sia curioso vedere gli strumenti grafici usati per spiegare. Anche in questo esempio riconosciamo cose già viste:


A partire dall'accostamento delle partiture in cerchi piccoli in poi. Qui, poi, è molto bello vedere il momento in cui il cacciavite si infila e deve girare per avvitare uno di quei 4 elementi perché la freccia che ci spiega in una botta sola in che direzione e di quanti gradi bisogna ruotare fa uso anche di una piccola tacchettina orizzontale che è idealmente il termine della sua rotazione e che ci mostra chiaramente che il cacciavite deve ruotare di 180° (se non si fosse capito guardando i simbolini + e -).

Questa qua sopra, invece, è l'ultima "vignetta" e mostra un assemblaggio doppio e speculare per il funzionamento del cassetto, sempre allo stesso modo (perché poi, una volta dichiarate le tecniche, quest'albo non è che si spinge molto più in là..) e si arriva al termine mostrando l'inserimento dell'ultimo cassetto (in basso a destra) utilizzando ancora l'espediente del tempo che scorre e che sottintende la ripetitività dell'operazione nei cerchi piccoli estesa a tutti i cassetti.

La chiusura di quell'ultimo cassetto, infine, va a richiudere il cerchio logico avviato dalla copertina che già ci mostrava la fine raggiunta, ovvero la cassettiera montata (che è il motivo per cui io ho speso quei soldi per comprarla).


Ora, una puntualizzazione.

E' ovvio che questa roba non è accostabile alle opere fumettistiche in genere, in termini estetico-poetico-narrativi; questa roba rimane, però, per me, un esempio fortissimo e ottimamente realizzato di quello a cui le logiche di cui fa uso il fumetto possono essere applicate, oltre alle finalità letterarie e narrative.

Questo non vuol dire che ogni volta che vado in aereo o nel bagno di un bar o apro un uovo kinder o vedo in qualche altro luogo dei fogli con delle istruzioni per immagini io creda di trovarmi di fronte ad una grande cosa. La maggior parte di quelle cose è roba poco chiara, mal disegnata e che non brilla per capacità comunicativa, ma questa, di contro, si.

A me ha affascinato da subito e il fatto che quest'albo sia ormai da 2 anni, in costina, insieme agli altri libri della mia libreria (tra fumetti, monografie d'artisti, graphic novel, libri di design, scritti d'autore e riviste varie..) attesta una volta per tutte la mia condizione patologica di "deviato dai linguaggi visivi", ma quando è così è così.

BAU

Il Fumetto FUNZIONALE !

All'inzio dell'albo schemi precisi e tecnici mostrano gli strumenti come martelli e cacciaviti che saranno utilizzati e spiegano nel dettaglio il contenuto della confezione, per tipologie e numeri di esemplari:
Il tutto si svolge attraverso sequenze di unità simili a quelle che chiamamo vignette nel fumetto "tradizionale". Proviamo a leggerne un paio in questo post, che non sono le prime dell'albo.
La prima che leggiamo adesso è questa, la numero 10:



Già qui vediamo la varietà del linguaggio e del suo utilizzo. Ogni azione ha il suo "motivo grafico" e tutto si caratterizza attraverso uno svolgimento inequivocabile e oggettivo, che non permette interpretazioni diversificate.

Sono 3 momenti:

.il primo (in alto a sinistra) mostra il corpo della cassettiera già assemblata nelle 9 vignette precedenti alla quale si aggiunge il fondo, grigio (e il grigio denota anche un cambio di materiale fisico dell'oggetto). La cosa interessante, qui, è, oltre alla freccia che segnala movimento e direzione da seguire per il montaggio, vedere che il piano grigio è piegato. La piega ci fa capire contemporaneamente che non si tratta di un piano rigido e che va incastrato piegato e solo poi aperto.

.il secondo momento merita la sua "partitura visiva" dedicata. E' raccontato attraverso piccole vignette circolari perché spiega un passaggio delicato e necessita di una sorta di zoom visivo che isoli la parte interessata.
Le nostre amiche frecce ci spiegano, dapprima, che il piano grigio va fatto slittare attraverso le guide del "corpo della cassettiera" e poi va fatto coincidere in un incastro tale da creare l'immobilità del tutto, di renderlo "sicuro". Lì le frecce quasi mimano le nostre dita che potrebbero andare avanti e indietro per "saggiare" la fissità raggiunta e passare poi al terzo particolare.

Il terzo particolare introduce l'elemento nuovo del martello, sempre in veste di simbolo, come ci era già stato mostrato all'inizio dell'albo, tra gli strumenti necessari al montaggio affianco alle tipologie di viti e altro. Il "simbolino" del martello viene quindi ripreso e introdotto ora che serve un martello per infilare 1 piccolo chiodino. La linea che dal chiodino arriva al grigio ci mostra che il punto in cui va infilato è proprio quell'angolo della cassettiera che ormai noi ben conosciamo.

.E qui si arriva al terzo momento, attraverso un passaggio temporale che mostra dove l'ultimo chiodino va infilato. Ora, sembra una cavolata, ma è solo il fatto che venga infilato nell'angolo opposto a quello che conosciamo che ci fa capire che negli altri angoli sono già stati infilati gli altri.

Questo è un passaggio temporale da virtuoso del linguaggio. Cose di questo tipo Eisner le faceva per raccontare storie.
Già poche vignette dopo questo tipo di passaggio viene dato per scontato, presupponendo che la persona che sta montando il mobile sia ormai più esperta. Nella vignetta qui sopra viene semplicemente mostrato il tipo di vite da usare, facendo riferimento al sempre dogmatico schema iniziale. Ci viene anche detto che ne vanno usate 4 e le tecniche precedentemente mostrate sottolineano in un colpo solo i luoghi in cui bisogna avvitare.

Nel prossimo post ne vediamo ancora un paio, se qualcuno ha voglia di tornare, ma credo che già questi primi passsagi mostrino la straordinaria capacità comunicativa dell'"opera".

Non è certo una storia che si narra, ma sono le istruzioni per montare una cassettiera, quindi hanno una diretta applicazione nella vita mondana, pubblica e privata. In più sono prepotentemente internazionali, essendo l'Ikea una azienda troppo grande.

Un tipo di fumetto muto che è anche manifestazione di un tipo di fumetto funzionale, che tiene conto anche e precisamente della crescita del lettore da un passaggio all'altro.

Secondo me è una figata. A Presto!

Il fumetto più bello del 2005


Nel lontano 2005 ho acquistato una cassettiera, all’Ikea.

Avete presente la facilità con cui si montano gli acquisti IKEA? Ovviamente, chiunque non abbia nessun tipo di dimestichezza con i meccanismi dell’oggettistica e dell’arredamento può riuscire a montare a casa propria la roba acquistata con facilità impensabile.

Questo grazie anche alle istruzioni. Ai “libretti”, cosiddetti, che spesso sono quasi degli “albi”. È il caso della mia cassettiera, che, oltre ad essermi stata ed essermi tutt’ora di grande aiuto, ha rimarcato per l’ennesima volta la mia condizione patologica di appassionato dei linguaggi visivi.

Quell’anno (e gli amici lo sanno perché hanno goduto per primi del privilegio di sfottermi) ho letto, come al solito, parecchi fumetti, ma quello che mi ha dato più soddisfazione, come lettore, è stato l’“albo” di istruzioni per montare la cassettiera.

Questo fatto, che può sembrare strano, è il frutto estremo della mia tendenza anti-narrativa.

Lo devo dire: io non amo le storie. Non parlo qui solo di fumetto, parlo di cinema, di teatro, di letteratura e parlo di vita mondana.

Non mi interessa essere “intrattenuto” da delle storie. Mi rompono le palle i vari momenti del tessuto drammaturgico medio di ogni opera contemporanea (con le dovute eccezioni):

-l’intro

-lo svolgimento

-i momenti monografici sui vari sentimenti da trattare

-le cadute delle certezze

-le riprese (refrain)

-le sicurezze acquisite

-la crescita dei personaggi (siano essi commissari, operai, supereroi o casalinghe)

-i finali

-le conclusioni

-e la rielaborazione spontanea che parte al termine di ogni fruizione.


Amo le cose che mi fanno giocare con loro.

Amo le chiacchiere, i discorsi, le analisi, le battute, le strutture, i ritmi, ma non amo le trame. Quando apro un libro vorrei poter decidere di leggere il capitolo che cazzo voglio e non per forza il primo solo perché sennò gli altri non li capisco. Non vorrei esser legato emotivamente ai moti di uno svolgimento narrativo.

Mi piace la roba più agile, che assomigli più ad un campo da gioco per la testa, ovviamente.

I sentimenti amo viverli senza libri tra le mani.

In questo senso amo Seth, Igort, Alan Moore, Giorgio Gaber, Hirohiko Araki (il fumettista), Shingo Araki (il character designer), Picasso, Aldo Palazzeschi, Tadao Ando, CapaRezza, Gianni Bortolotti, Marco Paolini, le SuperChicche, Scott McColud, Armando Testa, Carl Otto Czeschka, Paolo Bacilieri, Alessandro Bergonzoni, i Mercanti di Liquore, Lars Von Trier, Fat Boy Slim, Marcel Duchamp, Jean Dubuffet e un botto di altre cose che mi permettono una fruizione “attiva” quando non funzionale.

Per questo ho amato l’”albo” per la cassettiera, di cui pubblico qualche assaggio, in attesa di un post che ne analizzi alcuni passaggi come linguaggio, legati all’immagine e al fumetto, a mio avviso affascinanti, in termini sia di fumetto muto sia di capacità comunicativa internazionale.

Per non intasare la colonna-post, quindi, rimando l’analisi a tra non molto..