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Ha senso allevare polli?

Secondo voi un uomo così "figo" può riportare in scena Giorgio Gaber?


Eh, si si. Rimando di un post l'analisi sul fumetto funzionale perché ieri sera ho visto Polli D'allevamento, di Gaber e Luporini (il Sandro).

Mamma mia, Giulio Casale ha realizzato qualche cosa che è al limite tra la copia, il clone e la reinterpretazione.

Ogni volta che vengo a sapere di qualcuno che riporta in scena qualche cosa del "signor G" non riesco a non chiedermi: ma ha senso? Ma è possibile farlo?
Eh, perché Gaber è troppo caratterizzato e dogmatico per poterlo reinterpretare sul suo stesso campo di battaglia. Capita, no?
Vale la stessa cosa per George Herriman che, con il suo Krazy Cat (..e Ignatz!) ha composto una roba che difficilmente uno può portare avanti. Ma anche lo Spirit di Eisner..

Mi chiedo quale possa essere la strada. Cosa fai, cloni Gaber o lo sfanculi e rifai tu il suo testo? Ma il testo di Gaber coincide con la sua interpretazione!

Ora, Casale. trasformatosi con grande abilità da quello della prima foto a questo (o forse è il contrario):


effettivamente ha "clonato" Gaber. Niente di sterile, in realtà.
E' bravissimo e davvero efficacissimo.

Ma E' GABER.

Le parole, i toni, i gorgogli, i gesti, i sotto-gesti, le sotto-partiture spaziali, i movimenti e le pause. L'ironia dopo le attese. Tutta la fenomenologia del racconto gestuale gaberiano.
Cazzo, io non ho mai visto Gaber dal vivo (e ogni volta che ci penso, tra l'altro, sfioro le lacrime) e questo spettacolo mi ha sempre tenuto "lì lì" dal pensare che fosse Lui.

Lo giuro, UGUALE. Lo spettro sovrapposto e presunto della perturbante presenza gaberiana.

Mancavano, su tutto, la struttura "gommosa" del corpo del signor G, il suo ghigno impensabile, la "grandezza scenica" che gli permetteva di "diventare il palcoscenico".
Ma per poco.

Cazzo, il Giulio è stato molto bravo, ma mi ha lasciato nel limbo. Veramente troppo bravo.

Questo qua a sinistra è un suo libro, uscito per Edizioni Arcana, che tra un po' vedrò di recuperare, per capire che intenzioni abbia.

Comunque tempo fa avevo visto "Il Grigio", interpretato da Fausto Russo Alesi (premio UBU 2002 e un botto di altri premi) e l'avevo trovato troppo serio e troppo poco tendente all'ironia e al dissacrante.

Nonostante il Fausto avesse la sua porca energia mi era parso troppo rigido, ma dovrei rivederlo. Appena posso..

A questo proposito tra un po' vado a vedere anche Neri Marcorè che sta portando in giro "Un certo signor G".

Ormai voglio approfondire la questione della riproducibilità (tecnica?) o meno del caro Giorgio, della sua energia e della sua pre-potenza anarchica.

Anche perché c'è caso che in futuro io stesso decida di provarci, a riportarlo in scena. Quindi devo capire perché.. Mah!

Qua sotto, tanto per inquadrare la situazione, Fausto Russo Alesi:


E Neri Marcorè, in un foto di scena del suo "La lunga notte del dottor Galvan", tratto dal racconto (o "breve romanzo non-grafico") di Daniel Pennac:


--- aggiornamento del giorno dopo ---

Andrea Rivera e Giulio Casale intervistati al Festival Gaber