(segue dalla prima parte)
Il "sistema internazionale" non permetterebbe mai questo tipo di conversione tra grandezze fisiche. I cm e i secondi fanno parte di due sistemi di misurazione diversi e non possono essere mischiati, eppure non solo nel fumetto ci troviamo di fronte a paradossi percettivi simili.
Ad esempio, in alcune delle avanguardie storiche di inizio ‘900 si sono raggiunti esiti non troppo lontani, come quelli perseguiti dal Futurismo.
Eppure il Futurismo non si è conservato negli anni come possibilità diffusa. E' rimasto come esempio storico del "trauma" creato dalla velocità industriale sulle menti di persone abituate a ben altri ritmi di vita.
Eppure il Futurismo non si è conservato negli anni come possibilità diffusa. E' rimasto come esempio storico del "trauma" creato dalla velocità industriale sulle menti di persone abituate a ben altri ritmi di vita.
Proprio come ha fatto Marcel Duchamp nel suo "Nudo che scende le scale n.2" in cui ha rappresentato il movimento a partire dalla percezione dell'immagine residua sulla retina umana arrivando perfino a sintetizzare i movimenti in linee simili a quelle che poi sono state usate in maniera diffusa nel fumetto.

Mi appello alla chiarezza raggiunta da Scott McCloud in questo esempio, per poi proseguire la mia indagine:

Mi appello alla chiarezza raggiunta da Scott McCloud in questo esempio, per poi proseguire la mia indagine:

Questo è quanto.
Il Futurismo è stato il tentativo di deviare il linguaggio grafico verso la rappresentazione del movimento, o della velocità. Un'altra avanguardia, il Cubismo, si è spinta all'interno del problema percettivo stesso.
Gli esiti più felici hanno potuto intavolare alcuni strumenti pratico-teorici atti a dipingere il tempo del guardare e la varietà degli elementi visti in un certo lasso di tempo, non concordato.
Che io sappia, poi, non è mai stato stabilito un tempo, che so, di un'ora o altro, attraverso il quale dipingere la propria visione.
Comunque sia non era il tempo, neanche in questo secondo caso, il problema da risolvere e nuovamente tutto ciò non è diventato linguaggio diffuso tranne che per qualche caso, in cui le forme apparentemente frammentarie del cubismo (proprio quelle forme che furono definite "cubi" e da cui deriva il termine "cubismo") sono state usate senza essere relative ai moventi primari di quel tipo di linguaggio.
Ma tra fumetto e immagine singola in genere c’è una differenza. Almeno per ora.
L'immagine ha lo scopo di mostrare e le immagini del fumetto di raccontare.

Questo è ciò che fanno anche le immagini reiterate di Andy Warhol, che tentano di mostrare qualche cosa, pur non avendo intenzione di raccontare nulla, o ancora le straordinarie opere fotografiche di David Hockney, che rimane uno dei pochi autori riusciti a portare avanti il discorso avviato dalle due avanguardie.

Il problema del fumetto è il racconto.
Per questo motivo le partiture visive come quella che Dave McKean ha composto nella tavola che apre la prima parte di questo articolo fanno parte di un più variegato e complesso scettro di strumenti del linguaggio e non sono la sola direzione in cui si muove il fumetto. Hanno il movente di raccontare un brano della storia, non di esaurire le ricerche. Sono una delle modalità di gestione del tempo narrato, così come per il cinema.
Sono sequenze. Si occupano prevalentemente del problema rappresentativo del tempo, non del movimento, della velocità, dello spazio, o del tempo di percezione.
Eppure questi tipi di partiture visive non sono tanto diverse da certi esiti di Hockney, che però si limita a considerare finito il suo lavoro in quella manifestazione singola della "frammentazione dell'immagine", sono perciò simili solo nell' aspetto, non certo per il loro motivo di esistere.
Osservare questi altri lavori non mi seduce come la tavola di McKean, che mi racconta oggettivamente un tempo narrativo, non percettivo.
Non è il mio tempo di percezione umana ad essere rappresentato, bensì il tempo narrativo della storia, di cui io sono spettatore.
Eppure questi tipi di partiture visive non sono tanto diverse da certi esiti di Hockney, che però si limita a considerare finito il suo lavoro in quella manifestazione singola della "frammentazione dell'immagine", sono perciò simili solo nell' aspetto, non certo per il loro motivo di esistere.
Osservare questi altri lavori non mi seduce come la tavola di McKean, che mi racconta oggettivamente un tempo narrativo, non percettivo.
Non è il mio tempo di percezione umana ad essere rappresentato, bensì il tempo narrativo della storia, di cui io sono spettatore.
Questo è paradossale, per me, perché il mio tempo di percezione ESISTE, e si può quindi cercare di rappresentare deviando il linguaggio almeno attraverso i modi che abbiamo visto, mentre il tempo della storia in un fumetto NON ESISTE, quindi come è possibile che si riesca a rappresentare?
La risposta è: Fumetto.
Come è bizzarro "tenere tra le mani" lo scorrere del tempo e osservarlo tra le pagine di un fumetto.
In quale altro modo è stato possibile gestire una grandezza fisica che ci sfugge come il tempo senza passare per le regole proprie del tempo stesso?
Capire il Fumetto
© Scott McCloud - Italia: Vittorio Pavesio Production
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Questo articolo è da considerarsi come proseguimento dell’attività didattica e di approfondimento culturale di Lectura Fumetto – Corso per adulti di Lettura Del Fumetto. Non ha quindi scopo di lucro e può essere citato e riprodotto in maniera parziale segnalando con esattezza la fonte e l’autore.
Capire il Fumetto
© Scott McCloud - Italia: Vittorio Pavesio Production
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