
Cominciamo ad intavolare l’analisi di Le Bizzarre Avventure di JoJo, una notevolissima opera composta da Hirohiko Araki, autore giapponese molto complesso ed articolato.
Per prima cosa, però, dobbiamo eliminare un problemino che potrebbe stimolare pregiudizi: “Jojo” è un fumetto seriale.
Già, Jojo è un fumetto seriale.
Nel senso che è composto da una serie di volumi che sviluppano, piano piano, tutta l’opera. Una serie a fumetti, si potrebbe dire.
Qual è quindi il “problemino”?
Il problema è la parola “serie”, che, sempre di più, rischia di far storcere il naso a certe persone.
In generale, anche in ambito cinematografico-televisivo esiste la distinzione critica tra lungometraggio e serie così come in letteratura esiste il romanzo ma anche la “saga” e, in linea di massima, alcune persone distinguono fortemente tra i due poli in quanto estremi di concezioni diverse; la “serie” non è sempre trattata con riguardo.
Effettivamente la distinzione è più che giusta, poiché questi due poli si sviluppano davvero in mondi molto diversi, ma è vero anche il fatto che difficilmente si riesce a far chiarezza riguardo a quelli che possono essere i punti di contatto e le caratteristiche distinte. Può essere molto difficile anche solo riuscire a definire un’opera come serie o come romanzo grafico perché ne mancano le definizioni.
Ad esempio manca (oppure io non so dove sia) una classificazione delle varie tipologie di serie, che si distinguono tendenzialmente anche a partire dal luogo di produzione. Dal Giappone all’America alla Francia all’Italia, per fare solo qualche esempio, le differenze sono estreme e meriterebbero una accurata analisi, sia formale che storica.
Ovviamente non è questo il luogo, ma vorrei tentare una rapida classificazione (generalizzata come ogni classificazione, nel bene e nel male) che mi è necessaria per parlare di JoJo, ma soprattutto di Araki:
- Le serie americane sviluppano molto fumetto “supereroistico” e altri generi di opere. Una caratteristica molto chiara, dovuta in gran parte alla conformazione del mercato americano, sta nel fatto che ogni serie è spesso una parte di un universo più ampio composto da serie parallele che si sviluppano in maniera autonoma, cioè senza essere legate da motivi di cronologia narrativa.
Ognuna di queste “accade” contemporaneamente alle altre (così come accade in certi telefilm che sviluppano serie parallele) e può essere seguita indipendentemente dal fatto che si seguano le altre vicende legate a quel macrocosmo (che spesso ruota intorno alla figura di un personaggio, dei suoi comprimari, dei suoi antagonisti o di versioni “alternative” dello stesso protagonista).
Ogni macrocosmo è come una casa in cui un lettore può entrare scegliendo quale porta varcare per poi decidere, se interessato, di andare a guardare le altre stanze.
Dal punto di vista autoriale una serie americana è realizzata a partire da una rigida divisione di ruoli tra i quali si contano: sceneggiatore, disegnatore, inchiostrare, colorista (con la possibilità che compaiano anche un soggettista oppure che ogni ruolo sia occupato da più professionisti).
Esistono quindi, per ogni universo narrativo, tante “mini-serie” composte da team di lavoro specifici ed è quindi possibile seguire l’operato di uno scrittore o di uno sceneggiatore particolarmente amato attraverso le sue realizzazioni nell’ambito di diverse produzioni, alle quali porta il proprio contributo di autore.
- In Giappone la situazione è molto diversa. Le serie a fumetti vengono pubblicate ad episodi su grosse riviste che contengono molte opere differenti ed hanno cadenza frequente, solitamente settimanale, variabile a seconda del circuito e della casa editrice. Ogni episodio si compone di circa 20 pagine, nella maggior parte dei casi, anche se varia comunque come la frequenza di pubblicazione. Questa, però, è la prima vita di una serie perché poi, sommandosi gli episodi, si raggiunge la possibilità di raccoglierne una certo numero in volume (chiamato Tankoboken) per poi continuare la pubblicazione su rivista e la raccolta in volumi, fino al termine della serie.
Tecnicamente l’autore è singolo o in coppia (sceneggiatore e disegnatore) e si avvale di assistenti, che sono i componenti del suo studio.
- Il famoso “albo francese” è un volume cartonato che si compone di circa 50 tavole, racconta ogni volta una episodio della saga e si trova massimamente distribuito nelle librerie. Ogni volume racconta una vicenda “slegata” cronologicamente dalle altre.
Anche in questo caso l’autore è unico, oppure l’intera opera è curata dalla consueta coppia sceneggiatore-disegnatore, con possibile ausilio di assistenti.
- In Italia il fumetto seriale è quello che si può trovare distribuito nelle edicole che, per loro natura commerciale, sono dedicate a tutto ciò che si ripete nel tempo, che sia una collezione di tazze decorate, una serie di Dvd, una rivista settimanale, una collana di romanzi in versione economica o altro. Eppure le serie italiane sono ancora diverse da tutte quelle che abbiamo visto, essendo costituite da uscite mensili di volumi autoconclusivi. Uno degli esempi più storici è Tex e uno più contemporaneo è John Doe.
Ogni mese esce un libro, di circa 100 pagine, che è tecnicamente un romanzo grafico. Ogni “episodio” può essere letto separatamente dagli altri oppure permettere ad un lettore di ampliare la propria conoscenza di quel macrocosmo che si compone attraverso l’accostamento di tutte le storie narrate. In questo il Montalbano di Camilleri è identico al Dylan Dog di Tiziano Sclavi.
Ma c’è una differenza, dal punto di vista autoriale.
Gli “autori” di una serie italiana sono quelli che l’hanno avviata; lo scrittore e il disegnatore iniziale, ai quali si sommano, nei mesi, altri sceneggiatori e disegnatori che si occupano dei vari romanzi grafici che compongo la serie.
Ognuno di questi professionisti, perciò, lo si può incontrare, a seconda dei casi, in serie differenti, poiché nessuno è occupato forzatamente su un solo “personaggio” o mondo narrativo.
Sottolineando nuovamente il carattere sommario di questa classificazione, aggiungo che tutto il panorama editoriale seriale è saturo di eccezioni variegate.
Ma si sa, ogni classificazione pretende eccezioni ed è proprio in questo che si vedono i limiti della classificazione, anche di quella tra fumetto seriale e romanzo grafico.
Così arriviamo a “JoJo”.
Dunque, JoJo è un’opera giapponese quindi, come sappiamo, è composta da un unico autore, eppure non è una serie normale all’interno del mercato giapponese, per un motivo molto semplice: il protagonista dell’opera non è lo stesso dall’inizio alla fine (in realtà una fine non è ancora stata raggiunta, ma di questo parleremo più avanti).
Un solo autore ma personaggi diversi. All’interno della stessa opera. Questo è il primo punto.
Il protagonista cambia.
I protagonisti cambiano.
Le bizzarre avventure di Jojo è un opera più simile, nella struttura, ad una saga letteraria, poiché si sviluppa in un certo numero di vicende (di cui è ora in prosecuzione la settima) separate e collegate. Le vicende però, in JoJo, non sono “romanzi” bensì “serie”.
Per certi versi è anche simile alla strutturazione in stagioni televisive di un telefilm, ma curata da un solo autore.
La 1° serie, la 2° serie, la 3° serie, fino alla 7°. Ognuna esce, come si trattasse di una mastrioska, dalla precedente, ed è in rapporto strettissimo con tutto il contesto; non si può perciò leggere senza aver letto quello che è stato raccontato prima.
O meglio, Si Può, perché l’autore ha dovuto pensare a questa possibilità, siccome tutta l’opera esce ininterrottamente da più di dieci anni in Giappone e “commercialmente” deve permettere anche a nuovi eventuali lettori di “entrare” e inserirsi, ma se una persona si introduce alla serie 5, o alla serie 6, non può comprendere totalmente né l’evoluzione del tutto né il reale movente dell’opera.
Questa è la cosa interessante. Leggere un’opera, assoggettata al volere di un unico autore ma divisa in tantissimi volumi non separati tra loro, seguendo, nel tempo, le gesta di personaggi diversi che portano sempre lo stesso nome, JoJo.
Probabilmente tutto ciò è fisicamente “scomodo”, essendo l’opera composta ad oggi (nell’edizione italiana) di 130 volumi in corso di prosecuzione. Vedremo come Araki ha utilizzato, in più di dieci anni di lavorazione, il meccanismo della serialità giapponese per configurarsi come autore personalissimo.
Detto tutto ciò, se volessimo essere corretti, dovremmo dire che non stiamo avviando l’analisi di una serie o di una serie di romanzi grafici bensì di un romanzo grafico seriale (praticamente un ossimoro).
Fine.
Questa premessa era fondamentale per cominciare ad analizzare Le Bizzarre Avventure di Jojo ed il suo unico Autore Protagonista, Hirohiko Araki.

© 1987 Hirohiko Araki Giappone: Shueisha Inc. Italia: EDIZIONI STAR COMICS srl
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