
Allora, devo dire subito che ho sonno e non troppo tempo, purtroppo. Domattina si parte per il festival di Lucerna, in Svizzera. Molto presto. Io e Samantha (coppia ormai inseparabile).
Non posso però aspettare ancora, devo sviluppare "the Madden" (gioco di parole con "the matter", per chi non l'avesse capito o avesse fatto finta di non capirlo).
La questione è la critica aspra che ho fatto al suo libro "Esercizi di stile. 99 modi di raccontare una storia" all'interno della mia top-ten. Alcune persone hanno espresso la curiosità di saperne di più. Chi mi ha scritto e chi ne ha scritto. Io, ovvio, voglio approfondire. L'avrei fatto comunque.
La cosa positiva è che adesso non ho il libro tra le mani, quindi la rabbia non crescerà sfogliandolo e le parole forse saranno davvero comunicative.
Allora.
Matt Madden è un autore intelligente, capace e interessante, secondo me. Adoro, ripeto, adoro "Alla deriva" pubblicato in Italia dall'ottima Black Velvet. Mi piace come racconta e come si diverte a farlo. Credo sia indubbiamente consapevole in fatto di fumetti, che ne abbia letti molti e che ne ami molti. Credo che lui nutra un sincero amore verso il fumetto.
Però, credo anche questa volta abbia fatto una porcata. Grande.
L'idea che ebbe Raymond Queneau, intitolata "Esercizi di stile" fece nascere un'opera letteraria che indaga sulle possibilità della parola scritta cercando di mostrare che il "come" è staccato dal "cosa", anche nel raccontare una breve storia in un libro. Io non l'ho letto e non so dire se sia meritevole o meno. Ma ora non importa. Importa il fatto che Matt Madden ha avuto l'intuizione di percorrere un simile sentiero lavorando sul fumetto. Bellissima idea. Stessa idea, tutto un altro mondo (non è stato proprio l'unico, ma ora parliamo di lui). Ora, io credo come tanti che il mondo del fumetto sia ancora giovane e manchevole di tante possiblità espresse. Credo che necessiti ancora di molte grandi opere, come già ce ne sono. Credo che meriti un grande rigore e un grande amore. Il fumetto, come tante altre cose.
L'idea di Madden era eccitante, ma è stata realizzata con un pressapochismo vergognoso.
Il titolo parla di esercizi di stile. A partire dalla tavola "modello" fino ad arrivare all'ultima variazione stilistica sulla stessa storia Matt sbaglia circa 85 volte.
La maggior parte di quelle tavole non presentano mutamenti di stile applicati alla stessa storia, bensì:
.storie diverse
.divagazioni su temi
.divagazioni su giochi
.tributi a grandi autori
.seghe grafico-mentali
.arrampicamenti sugli specchi di qualunque tipo
e non so cos altro.
Poco più di una decina sono "esercizi di stile". Le vignette verticali, quelle orizzontali, i campi di ripresa, lo storyboard, la linea chiara, la vignetta unica (bellissima), queste cose qui.. Ma ne mancano tantissimi, i più basilari. I primi da fare in un libro del genere. Mancano. Dalle tecniche di disegno nel fumetto (a pennello, a pennino, a matita, ecc..) in poi. Bisognerebbe farlo, un giorno.
Il resto sono oscenità, direi. Divagazioni, variazioni casuali e immotivate su uno o un altro aspetto della vicenda iniziale o anche no. Forse direi proprio "prese per il culo", nei confronti del lettore e della capacità di gioco dell'autore.
Ognuna di quelle 99 tavole dovrebbe poter essere letta in qualunque momento senza averne lette altre e raccontarti una storia sola. Sfido chiunque a considerare la storia di una donna al tavolo da disegno che parla con qualcuno al piano di sotto uguale alla storia di un uomo che va al frigorigero, parla con qualcuno al piano di sopra e si scorda cosa stava cercando.
Ancora.
.Lui che, andando verso il frigorifero, invecchia.
.Lui ti spiega che stai leggendo il suo libro mentre si scorda cosa stava cercando nel
frigorifero.
.Lui, in molte più vignette, va in bagno, si lava le mani, divaga, parla con lei e arriva al frigorifero.
.Un uomo che si alza dal tavolo mentre un bambino imita la voce di una donna dal piano di sopra
e così facendo lo incasina e lui si scorda cosa stava cercando nel frigorifero.
.Un supereroe che sconfigge un super-cattivo colpendolo e buttandolo in una spece di congelatore chiedendosi che cosa il super-cattivo stesse cercando (!!).
.Lui che fa le stesse cose, nelle stesse vignette disegnate uguali ma con testo diverso.
.Lo stesso testo, messo in bocca alle immagini di un vecchio e un bambino in una strada solitaria della provincia americana (!!).
Fino ad arrivare a cazzate come gli "anagrammi" delle parole nelle frasi, delle immagini nelle vignette e chissà cos altro. Poi le citazioni di altri autori.
.Yellow kid dimentica qualcosa mentre il furgone del ghiaccio arriva in città e mille personaggi saltellano!
.Quella relativa a McCloud non so nemmeno come fare a citarla.
Poi quelle che scimmiottano Toppfer e l'arazzo di Bayeux (sbagliate a priori perché anacronistiche, non esistevano i frigoriferi) o le orgie di vignette o strisce prese da altri fumetti a comporre accozzaglie di vicende che vorrebbero invano tentare di far riaffiorare alla mente la faccenda dell'uomo che si alza e va al frigorifero.
Tutte queste sono cazzate. Oggettive.
E' un libro sbagliato. Pieno di sbagli.
Se si fosse chiamato "99 modi in cui mi sono fatto seghe appioppando ad un'idea le mie passioni per i fumetti in maniera casuale e adesso che ci guardo meglio è impossibile raggrupparle tutte sotto un solo titolo che si finge rigoroso e approfondito" forse non sarebbe stato sbagliato. Forse. Non sono sicuro. Non hanno molti motivi per essere tutte rilegate assieme, quelle tavole.
Ma questo libro, così inutile, può capitare in mano a mille persone che hanno voglia di conoscere il fumetto o mille persone che potrebbero prenderlo come un manuale, di possibilità. Persone che vorrebbero pensare il fumetto con il rigore e la fiducia cui si pensa ad altro.
Questa roba non può aprire la testa, come si prefigge, può solo chiuderne la proliferazione, perché
le fantasie non regolate dal rigore sono seghe improduttive.
Perché i risultati si raggiungono, non si fanno annusare e poi li si traveste da giocattoli. Perché, caro Matt, se lo volevi fare, lo dovevi fare. Non dovevi schivarlo.
Non so se sono chiaro, sono troppo stanco e assonnato, ma la maggior parte di quelle tavole non esistono, non sono niente, stanno li a far numero. Non vorrei pensarla così, ma la penso così. Per fortuna non ho il libro tra le mani, ribadisco.
Poi non ci si lamenti se si pensa che i fumetti siano roba non così elevata.
Se basta la possiblità che esista una roba figa per fare in modo che ci si creda anche se poi non si dimostra così figa...
Ok, calma.
Matt in questo libro ha dimostrato di conoscere tante cose in fatto di fumetti, americani, francesi, giapponesi. Si è ricordato di tanti autori e ha comunicato il suo amore per queste cose, ma ha perso l'occasione di contribuire alla loro evoluzione. L'unica cosa che, in teoria, doveva prefiggersi.
Adesso aspetto che qualcuno spieghi che io sbaglio a vederla così.
Davvero. Lo spazio commenti è aperto.
Vado a Lucerna, domenica notte leggerò tutto quello che ne sarà uscito. Se ci saranno ancora cose non chiare ne parleremo meglio. Magari io non capisco qualche cosa, ma questo libro, e il modo in cui è stato considerato, mi ha fatto veramente incazzare.
Per fortuna che è stato pubblicato anche in Italia, così se ne può parlare.
Detto ciò, vi dico che l'incontro alla Feltrinelli, di lunedì scorso, con Francesca Ghermandi, è stato davvero bello.
Si è parlato di molte cose e si sono viste robe segrete sul logo BilBOlBul, sul vecchione bolognese, sulla sigla per la Biennale del Cinema di Venezia.... e Grenuord, Pasticca e altro ancora.
La trovate, con immagine edite, inedite e foto, QUI.
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