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Comicon, Napoli e amici, con calma..


Si.
Con calma, posso scrivere un post dilungandomici, perché sono stato a Lucerna (al festival) e sono stato a Napoli, abbiamo "portato in scena" i cari Sanna e Plazzi e ora posso ricominciare a godermi i tempi vuoti e il nulla vario.

Prima cosa: il Comicon è stato bellissimo. Bellissima l'atmosfera, bellissimo il gruppo di amici con cui sono andato, ho vissuto e alloggiato, bellissima la festa danzante sulla barca a Mergellina e le altre situazioni simili ad una festa. Sono stato proprio in vacanza a Napoli, non avevo nemmeno la "fotomacchina" e, si, si è parlato di lavoro con un po' di bella gente ma senza esagerare.
Il Comicon è un bel festival, un po' amibugo come toni e finalità, a metà strada tra i festival di Lucca e Bologna, tra impianto culturale dedito a mostre, incontri e approfondimenti e spazio cosplay, games e fieristico.
Alla fine tutto ciò convive in un unico luogo, che è il bel Castel S.Elmo, senza distinguersi troppo. Non come a Lucca, dove i padiglioni sono dedicati singolarmente alle varie parti dell'evento e non come a Bologna dove mancano totalmente le parti compra-vendita e quella più ludica.

L'atmosfera è davvero quella della festa.
Devo ringraziare per questo anche la stupenda compagnia degli "Ernest virgola", conosciuti praticamente tutti ora.. Francuzzo, Sara, Lise e Talami (non riesco a scriverli distinti!), Rebecca, Samantha e (mitici!) Vincent e Giusy.. oltre a Ema con il quale ci siamo scambiati divani e pavimenti.
Piacevolissima, comunque, anche la presenza dei Self-Luchi, dei self-autori (Fenoglio è, in più, per me, la reincarnazione di DeAndré..emozionante, quindi parlare con un così piacevole clone)
e di Simon Panella che praticamente non conosco ma è talmente pazzo da aver creato almeno un tormentono di follia col suo "Un cuore matto, matto, matto... maaaatto, maatto, matto!" e poi nessuno lo ha più visto. Chissà se è sopravvissuto. Mah.

Poi altra gente, altra roba, altro bere e altra pizza.

Grazie, allora, ai miei compagni di alloggio. Spero di rivedervi prestissimo! Vi adorooo!

In più, il buon Cattani si è aggiudicato il premio Micheluzzi 2008 come Miglior storia breve per "Barcazza". Complimentissimi, quindi.
Alcuni premi sono stati interessanti, anche se"miglior fumetto" a Ilaria Alpi mi sembra decisamente una cavolata.

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Intanto a Bologna si è conclusa la prima parte del buon vecchio "Lunedì Fumetto" con il Plazzi che presto pubblichiamo sul sito e si avvia la seconda parte.

Ecco in breve le sfavillanti date di Maggio:
5 - Giuseppe Palumbo
12 - Falcinelli e Poggi
19 - Gianluca Costantini e Elettra Stamboulis
26 - Ausonia
più una puntata specialissima, giovedì 22 Maggio, in cui avremo come ospite il grande Jose Munoz!

Mica male, eh? :)

Ecco gli incontri di cui già trovate il resoconto-intervista letterario-fotografico sul sito:
Paolo Bacilieri e Matteo Stefanelli
Francesca Ghermandi
Alessandro Sanna
Andrea Plazzi

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Guardate che bel video e che bel progetto e che bel libro e che bel titolo questo qui..
Marion Bataille - ABC3D, dovrebbe uscire per Corraini Editore in Giugno, qui da noi.
Conosciuto grazie ai ragazzi di SDZ!

Sempre per loro io ho da poco realizzato questo, in una galleria di contributi a tema "Linguaggio":

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Beh, boh, per adesso vi saluto, a presto..
Ho altre cose da dire ma devo riordinare le idee!

Ah, l'immagine in testa al post è del grande Mattotti, dedicata al Comicon 2008.

L’evoluzione disordinata di Paolo Bacilieri

A dispetto di ciò che dice il caro Paolo Interdonato riguardo a Fumo di China, riporto un mio articoletto su un altro Paolo, il Bacilieri maestro, uscito nel numero presentato a Lucca Comics affianco ad una SuDiLui intervista. Si parla di Zeno Porno e di altre cosette:


Per chi frequenta abitualmente le disquisizioni attorno al fumetto italiano, espressioni come “fumetto popolare”, “fumetto d’autore”, “disegno realistico” e “disegno umoristico” sono talmente ovvie che è quasi impossibile non provarne nausea al solo pensiero.
Fortunatamente vengono sempre più superate, sia per l’impossibilità dogmatica di definire “popolare” il fumetto, sia perché il fumetto d’autore si è trasformato in tante di quelle cose diverse che ognuna di queste ha trovato un nuovo nome o una nuova etichetta sotto la quale stare, dal nouvelle-manga alla graphic novel, passando per il nuovo underground europeo delle riviste e dei collettivi fino ad arrivare al giornalismo grafico e all’autobiografia come genere definito e nobilitante.
La pratica del disegno, nel fumetto contemporaneo, porta a tipologie di opere e di ricerche diverse, per cui la vecchia distinzione svanisce di fronte alle grandi varietà che il disegno “realistico” raggiunge, nel suo proporsi con realismi emozionali più che accademici e mostrandosi anche attraverso fotografie, matite sporche, colori espressionistici e soprattutto segni antimanieristici. Sono anni in cui si corre alla ricerca di definizioni nuove e in cui se ne confermano alcune già esistenti.

Un notevole fermento che dà esiti tutti italiani, che fornisce spunti nuovi a nuove menti e che dà sempre frutti maggiori.

Eppure alcune cose, fortunatamente, sfuggono ancora. Mancano ancora delle definizioni, ammesso che siano necessarie. Tipologie di disegni e percorsi autoriali estremamente personali. Da Gianluca Costantini alle incursioni fumettistiche di Blu, da Ausonia a Paolo Bacilieri, per esempio, le definizioni saltano. Le griglie esplodono e i disegni si mescolano con fotografie, le calligrafie diventano impostazione grafica e i balloon acquistano morfologie narrative peculiari, a seconda dei casi.


I balloon di Bacilieri non si trovano in altri autori. Contengono non più solo i pensieri o i dialoghi o le descrizioni ma si configurano come strumento privilegiato della comunicazione visiva in tutte le sue mire e le sue calligrafie molteplici si fanno carico di tutta la tradizione della metafora visiva, portandola a eccessi notevolissimi.

Quando in passato Andrea Pazienza travalicava i generi esistenti per intrappolare anche in una sola tavola tipologie grafiche diversissime, spaccava i confini concettuali in un’epoca in cui erano molto netti e ora appare quindi come un manifesto, quasi un’enciclopedia di quei “modi”. Bacilieri è considerato uno dei pochi che oggi porta avanti quella determinata strada, ma le differenze sono tante e non basta una parvenza di somiglianza visiva qua e là per le pagine di un fumetto come Zeno Porno per rendere appropriate queste considerazioni.

Come si diceva all’inizio, oggi quasi non esistono confini, ma definizioni, spesso elargite con poca precisione. Bacilieri è sinonimo di uno sviluppo personale di abitudini, tendenze, tributi e tic da disegnatore, altrimenti definibili cifre stilistiche. È uno dei pochi autori italiani che fa tutt’ora uso di quelle “texture” che per tanti anni sono state mimate dai “retini” e che in lui sono straordinariamente vitali e maniacali. La narrazione “da romanzo” non è la struttura portante dell’opera e, come la maggior parte delle opere di Bacilieri, è uno dei fumetti più lenti da leggere, al giorno d’oggi, a causa della sovrabbondanza di immagini, personaggi, scenografie, parole e cambi repentini di vignette.

Zeno Porno rimane un’esperienza di lettura straordinaria, ben lontana dalle altre produzioni, che tendono ad allinearsi su un linguaggio essenziale perfettamente intrecciato con le necessità narrative, a tratti letterarie a tratti visionarie e simboliste.

Difficile anche poter definire il tema di un mondo come questo, poiché il tessuto drammaturgico si fonda sullo schietto “bighellonare” del protagonista, che non vive vicende particolari bensì una modesta mondanità variamente degradata che investe, a più strati, riviste d’epoca, cinema porno, scorci urbani, Giuseppe Palumbo, masturbazioni, mostri, migrazioni popolari e risse. Il tutto rappresentato come vissuto momento dopo momento senza un’apparente logica narrativa.

Gli episodi sona tanti piccoli gioielli tematici incastonati in una struttura assente e diventa ovvio immergersi nelle pagine in tumulto per cercare di ottenere tutte le informazioni possibili e scoprire tutti i segreti attraverso gli indizi variegati, prendendosi il tempo necessario, perché una lettura distratta non può dare frutti.

Ci sono immagini come quella che descrive l’interno del cinema all’inizio della seconda storia, nel primo volume, in cui la miriade dei frequentatori viene mostrata e raccontata come fosse in un quaderno di appunti, mentre si svolge a pieno tutta la sequenzialità del linguaggio in un’immagine unica (dove, peraltro, vediamo Moebius, Mr. Bean, funny animals, Aldo Busi, Palumbo e tanti altri) e tutte le figure, forse appartenenti in origine ad ambiti diversi, vengono disegnate con un’attitudine fagocitante che non distingue ma mostra le differenze in una lingua sola. Dalla ligne claire ai chiaroscuri a tratteggio, dalle deformazioni caricaturali alla tendenza miniaturista e un uso apparentemente indistinto dello strumento balloon per incorniciare rumori, musiche, descrizioni, puntualizzazioni e informazioni per gli utenti (come per esempio l’uscita di emergenza chiusa).

Bacilieri ha l’effetto di un vaso di pandora. Se si apre non si finisce più.

Un orgoglio e una medicina per la modernità italiana del fumetto.